Il sistema è stato pensato per garantire una maggiore tutela ai trattamenti pensionistici più bassi, maggiormente esposti agli effetti dell’aumento del costo della vita.
Le simulazioni sugli importi
Ipotizzando una rivalutazione pari al 2,8%, anche diverse prestazioni assistenziali potrebbero registrare un incremento.
Secondo le simulazioni, la pensione minima potrebbe passare dagli attuali 611,85 euro a circa 628,98 euro mensili. L’assegno sociale potrebbe invece salire da 546,24 euro a circa 561,54 euro.
Naturalmente si tratta esclusivamente di stime basate sulle attuali previsioni economiche e non rappresentano ancora gli importi ufficiali che saranno riconosciuti dall’Inps.
Possibili aumenti anche per altre prestazioni
L’eventuale rivalutazione non riguarderebbe soltanto le pensioni di vecchiaia.
Potrebbero infatti essere aggiornati anche gli importi delle pensioni di invalidità civile, delle prestazioni destinate ai non vedenti e di altri trattamenti assistenziali collegati agli stessi parametri di rivalutazione.
Anche alcuni limiti reddituali utilizzati per l’accesso a specifiche prestazioni potrebbero essere modificati sulla base dell’adeguamento all’inflazione.
Quando arriveranno gli importi definitivi
Per conoscere gli aumenti effettivi sarà necessario attendere ancora alcuni mesi.
Solo dopo la pubblicazione dei dati definitivi sull’inflazione da parte dell’Istat il Ministero dell’Economia potrà emanare il decreto che stabilirà la percentuale ufficiale di rivalutazione.
Successivamente sarà l’Inps ad applicare automaticamente gli aumenti nei cedolini pensione a partire dal mese di gennaio 2027, senza che i pensionati debbano presentare alcuna richiesta.
Fino ad allora, le cifre attualmente circolate rappresentano esclusivamente simulazioni basate sulle previsioni economiche disponibili. Gli importi definitivi potranno quindi variare in funzione dell’andamento reale dell’inflazione registrato nel corso del 2026.
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